LE IMMAGINI DIMENTICATE
Vi siete mai chiesti che cosa accade alle foto che non sono venute bene? Le foto che non si fanno vedere a nessuno perché impresentabili…

Può succedere.

Di rado, ma può succedere.

Solitamente il fenomeno si verifica nelle calde serate estive tra la metà di luglio e la metà di agosto. O giù di lì.

In qualche luogo della terra accade. Quando tutti dormono. Sempre all’improvviso

Quando la brezza della notte da’ un po’ di respiro e gli abitanti della case aprono le finestre prima di andare a dormire. Allora capita. Come se il vento caldo fosse un richiamo misterioso e senza tempo, nessuno lo sa.

Succede contemporaneamente in tutte le abitazioni della città: si accendono in silenzioso sincrono le stampanti, i pc, i tablet,  i cellulari.

Ma soprattutto e meravigliosamente si organizzano le immagini dimenticate.

Stiamo parlando di quelle centinaia e centinaia di immagini fotografiche che tutti abbiamo in fondo alla memoria del nostro computer.

Quelle che non stamperemo mai. Quelle venute male. Quelle sbilenche, quelle mosse. Quelle senza perché. Quelle dove in primo piano figura uno sconosciuto di passaggio al posto della nostra fidanzata, moglie, figlia, figlio, amico, amica, papà, mamma …. Quelle che il tempo era grigio e la foto del panorama una delusione. Quelle mosse fatte dal proprio figlioletto quando aveva due anni, quelle dove cercava di fotografare la mosca in volo. Quelle che non avranno mai una chance di esser riviste almeno una volta ancora.

Proprio quelle che neanche visualizziamo sullo schermo per fare lo sforzo di cancellarle.

E loro rimangono lì, per anni, senza mai protestare, in silenzio. Nel limbo dei ricordi da un millesimo di secondo… fino alla sera delle “foto dimenticate”.

Inizia con un rumore basso, impercettibile. La stampante ingoia la carta a disposizione ed inizia inesorabile la loro liberazione.

Non ha un metodo, stampa in modo democratico uno dopo l’altra tutte le immagini in memoria remota, ridestandole dall’oblio. In ogni casa. In ogni città. CONTEMPORANEAMENTE.

In tutti i formati. Su ogni tipo di carta. Stampa, stampa, stampa e stampa.

Fino a che le immagini son così tante che alcune escono dalle finestre. Prima a decine, poi a centinaia, poi a migliaia. Volano. Nel vento. In tutta la città. In tutte le città. Sulla città, sulle città.

Uno spettacolo.

Nessuno lo vede. Qualcuno sì, ma per caso. Qualche bimbo che si è alzato a far pipì, qualche mamma che è rimasta a vegliare il bimbo malato, qualche gatto innamorato. E nessun altro.

Il turbine delle immagini dimenticate sale nel cielo, si mescola, si sovrappone come un gigantesco mazzo di carte. Sono momenti di tempo. Attimi fissati che si uniscono ad altri attimi.

Insieme. Ricordano. Raccontano.  Di persone, animali, cose. Presenti e passate. Tutte insieme.

Poi scoppia il temporale. La pioggia le colpisce, le appesantisce, le costringe alla caduta.

E al mattino le persone riescono dopo tanto tempo QUASI a stupirsi.

Il suolo, le strade, i marciapiedi, sono un album gigantesco. Un album fotografico immenso. Senza soluzione di continuità. Solo immagini. Immagini dimenticate.

Tornate per l’ultima volta storia, storie.

L’addetto alle pulizie strade farà gli straordinari per tutta la giornata. Quando l’ultimo pezzetto di immagine sarà tolto dall’asfalto,  avrà una strana sensazione di tristezza.

Come quella di aver ripulito una tela di Picasso con l’acetone.

Andrà a casa e si stamperà la foto sghemba della sua famiglia. Quella dove nessuno guarda verso l’obiettivo e le facce come quelle delle pubblicità dei dentifrici.

E l’appiccicherà contento e orgoglioso al frigorifero della sua cucina.

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