Il camminare accompagna il pensiero e ben lo sapevano gli antichi, dai filosofi greci ai poeti giapponesi, che composero le loro migliori opere proprio passeggiando.
Percorrere un trekking di più giorni sulle montagne italiane può diventare una scusa per permettere alla propria mente di vagare in libertà, assaporando i tempi lenti e costanti dell’andare a piedi:

La via che sale e la via che scende
sono la medesima cosa”.
                                        (Eraclito)

La Val di Zoldo ben si presta a queste meditazioni. Aspra e selvaggia, si trova lontana dagli affollati sentieri più conosciuti delle Dolomiti e proprio per questo offre ampi spazi naturali dove sentirsi tutt’uno soprattutto con sé stessi.
Il trekking dei poeti viandanti è un progetto innovativo di tracciato a lunga percorrenza che prevede il coinvolgimento diretto del trekker (in quanto protagonista di un viaggio fisico ed interiore) con sue testimonianze sotto forma di pensieri, scritti personali, composizioni poetiche, diari, disegni, bozzetti, dipinti, immagini fotografiche o per sua decisione senza lasciare traccia alcuna di passaggio.
Il tracciato viene reso vivo dai pensieri dei viaggiatori che lo percorrono, dando dignità ad ogni esperienza e testimonianza che potrà essere di stimolo per la creatività di chi lo vorrà percorrere in futuro.
Abbiamo camminato lungo l’affascinante sentiero lasciandoci ispirare con lentezza dal paesaggio. Muniti di Moleskine abbiamo trascritto a caldo le nostre memorie di natura fluttuanti utilizzando la forma poetica dell’haiku che si adatta molto bene a cogliere con immediatezza le sensazioni di un attimo:

Il vento spettina le cime/anello-zoldano-tappa-6-17
soffiando forte/
profumo di resina.

All’imbrunire i tuoi passi/
posso sentire/
respirare il mondo.

Dalla cima delle montagne /anello-zoldano-tappa-4-6_b
luci soffuse in valle/
nelle case lontane sogni di bimbi.

Nella nebbia /
nessun rumore/
solo pioggia.

Passi liberi/anello-zoldano-tappa-3-384_b
ombre fluttuanti/
respiro nella foresta immobile.

E’ notte/
nel rifugio bisbigli/
e luce di stelle.

Il trekking:

A venti chilometri a nord di Belluno, e altrettanti a sud di Pieve di Cadore, si trova Longarone, sovrastata dall’inquietante diga di triste memoria (la sera del 9 ottobre 1963, il monte Toc si riversò nel bacino artificiale provocando un’onda distruttrice che spazzò via interi paesi e provocando, si stima, 1910 vittime). Da Longarone si sale per la stretta valle che ad appena una decina di chilometri si apre nella prima affascinante borgata di Forno di Zoldo, per poi proseguire fino a Zoldo Alto.
Percorrendo questa valle a torto meno conosciuta si ha il gruppo del Bosconero alle spalle, il gruppo dello Spiz di Mezzodì a sinistra, sempre a sinistra ma più frontale il gruppo che comprende Tamer e San Sebastiano, mentre di fronte si erge maestoso il magnifico gruppo della Moiazza e del Civetta. Isolato, a destra, si eleva invece impassibile il maestoso “caregòn de ‘l Padreterno” (il trono di Dio): il Pelmo, magnifico torrione roccioso alto 3.168 metri, prima cima dolomitica ad essere scalata (1857, dall’irlandese John Ball), e sulle cui pendici sorge il primo rifugio italiano delle Dolomiti (il rifugio Venezia-Alba Maria de Luca, eretto nel 1892).
Pietre chiare che ben rappresentano lo spirito delle Dolomiti più pure: morbidi prati in basso, con boschi ombrosi e ripide forcelle assolate, e con una vista a 360° mozzafiato, come quella che si ha dal Monte Rite, a quota 2.183 metri.
Il Trekking dei Poeti Viandanti si snoda lungo le basi di tutti questi gruppi montuosi, effettuando un giro circolare della durata media di sette giorni seguendo spesso il tracciato dell’Anello Zoldano http://www.anellozoldano.com.

È consigliato ad escursionisti esperti poiché presenta alcuni passaggi molto tecnici, ripidi ed esposti, soprattutto nell’ottica di portare sulle spalle uno zaino plurigiornaliero.

Prende il via da Forno di Zoldo per salire lungo le pendici del gruppo dello Spiz di Mezzodì fino a raggiungere il rifugio Sora’l Sass-Giovanni Angelini (1.588 m.).
Prosegue quindi scendendo per la bucolica Val Prampèr per risalire al Col de Michìel, aggirando così le pendici del gruppo del San Sebastiano, tocca il panoramico bivacco V. Angelini (1680 m.) per raggiungere il Passo Duran con i rifugi “San Sebastiano” e “C. Tomè” (1605 m.).
Una piccola digressione porta al superbo rifugio “Bruto Carestiato”, alla base degli impressionanti bastioni meridionali della cresta delle Masenade, nel gruppo della Moiazza.
Dal Passo Duràn si prosegue alla base del gruppo Moiazza-Civetta. Gli esperti potranno seguire il tracciato del “Sentiero Angelini”, ma più semplice e di grande pregio paesaggistico è l’itinerario basso che percorre la Val de la Grava per scendere comodamente a Zoldo
Alto, il centro abitato più grande della vallata. Da qui si risale attraverso boschi, pianori e sassi al rifugio A. Sonino al Coldai (2.132 m.), ai piedi della Civetta.
Comincia il tratto più bucolico e rilassante dell’intero trekking, scendendo attraverso pascoli e alpeggi al Passo Staulanza per poi percorrere la base meridionale del Monte Pelmo, passando davanti alle impronte dei dinosauri e arrivare al suo piede orientale, dove sorge il rifugio Venezia-De Luca (1.946 m.).
La tappa seguente porta inizialmente verso il rifugio Talamini (1.582 m.) per poi risalire verso lo spettacolare Monte Rite (2.183 m.) che ospita il Rifugio Dolomites ed il Messner Mountain Museum Dolomites detto “il museo nelle nuvole” per la straordinaria vista a 360° che si ha dal tetto.
Tutta discesa porta al Passo Cibiana ed al rifugio Remauro (1.530 m.) per poi risalire gradualmente agli Sforniòi. Dalla forcella della Calada una ripidissima e impegnativa discesa porta a scendere nel gruppo del Bosconero per raggiungere con un’ultima salita il rifugio Casèra Bosconero, posto proprio alla base delle imponenti pareti rocciose.
L’ultima tappa, di tutto riposo, porta a scendere nuovamente in vallata, raggiungendo il punto di partenza a Forno di Zoldo. È vero, volendo, è possibile scendere direttamente a Forno di Zoldo, risparmiando un giorno di trekking, ma volete mettere la magia del tramonto sul Civetta, mentre alle spalle del rifugio le pareti del Sasso di Bosconero si colorano di rosso?

Una vera e propria poesia naturale.

Nota: antica arte poetica giapponese, l’haiku è un breve componimento in cui i temi privilegiati sono le stagioni, la natura, le scene di vita quotidiana. Incarnano la transitorietà del “mondo galleggiante”, “fluttuante”, “mutevole” del mondo terreno. Sono formati da tre versi di 5, 7, 5 “suoni” (paragonabili alle nostre sillabe).